“Keywords – o Il metodo del caso” nasce da un gioco semplice e imprevedibile: in scena ci sono alcune scatole trasparenti che contengono biglietti con parole chiave. Lo speaker – la stessa coreografa Gabriella Stazio – li estrae uno alla volta, in maniera del tutto casuale, e li legge ad alta voce. Ogni parola diventa un innesco immediato che i danzatori trasformano in azione, movimento, suono o relazione spaziale.
Ciò che il pubblico vede è una composizione sempre diversa e irripetibile: nessuno – nemmeno chi è in scena – può sapere come andrà a finire.
Le parole chiave non sono comandi rigidi, ma stimoli che possono tradursi in movimenti, atmosfere sonore, relazioni spaziali o piccoli “siparietti” già esplorati e sviluppati grazie a un processo compositivo tra la coreografa e i danzatori durante le prove. Non si tratta quindi di improvvisazione pura, ma di una scrittura che lascia al caso lo spazio per ridefinire il percorso creativo.