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Magazine, 28/05/2025.
C’è un luogo in Italia dove il tempo sembra immobile. Un luogo dove il suono è quello delle pietre e delle rondini, dove il vento disegna curve tra i calanchi d’argilla e le giornate si dilatano pigre sotto il sole estivo. Civita di Bagnoregio, minuscolo borgo nel cuore della Tuscia viterbese, è una delle mete più anticonvenzionali e poetiche per una vacanza estiva fuori dagli schemi.
Chiamata la città che muore per via del lento sgretolarsi della rupe su cui poggia, Civita è in realtà una città che resiste, che respira, che si racconta. E che incanta. Si raggiunge solo a piedi, attraverso un lungo ponte pedonale in bilico tra cielo e terra che pare condurre a un’altra dimensione: quella del tempo perduto, della bellezza che resiste all’usura, dei borghi autentici.

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Una volta varcata la porta d’ingresso, Civita ammalia con la sua eleganza ruvida: case in tufo dorato, balconi fioriti, piazzette ombreggiate, gatti che sonnecchiano sulle scale. Non ci sono automobili, né semafori, né supermercati. Solo vicoli, silenzi, scorci a perdifiato sulla valle dei calanchi. È il regno della lentezza, dove anche un caffè al bar diventa un gesto contemplativo.
Visitare Civita d’estate è un piccolo lusso. Le giornate lunghe permettono di godere appieno dei suoi ritmi dilatati. Al mattino presto, il borgo è avvolto da una quiete quasi sacra; al tramonto, le pietre si accendono di riflessi rosati e le ombre si allungano sul selciato, come a voler trattenere la magia del giorno che finisce. La sera i ristoranti accendono le luci e apparecchiano tavoli all’aperto: cucina tipica, vino locale, una vista che vale il viaggio.
Tra i piatti da non perdere: la acquacotta, una zuppa contadina a base di verdure e pane raffermo; la pasta fatta in casa con funghi porcini o tartufo; i dolci tradizionali come i tozzetti alle nocciole da intingere nel vin santo. I prodotti sono locali, i sapori schietti, le porzioni generose. È una cucina che parla la lingua dell’entroterra, sincera e confortante.
Civita è anche punto di partenza per brevi escursioni nella Tuscia laziale, terra di etruschi e vulcani spenti. A pochi chilometri si trovano Bagnoregio con il suo Museo Geologico e le botteghe artigiane, il Lago di Bolsena per una nuotata o una gita in barca, il borgo di Montefiascone punteggiato di cantine e terrazze panoramiche. E ancora, le terme libere di Bagnaccio, immerse nel verde, consigliate per una breve pausa.

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Per chi vuole vivere appieno l’esperienza, l’ideale è dormire dentro Civita: ci sono B&B e piccole strutture ricettive che offrono camere con vista sulla valle, arredate con gusto rustico e attenzione al dettaglio. L’alternativa è pernottare a Bagnoregio e raggiungere il borgo a piedi per le visite.
È importante sapere che l’accesso a Civita è a pagamento (un piccolo contributo per la sua manutenzione e conservazione), e che il ponte, seppur affascinante, può risultare faticoso da percorrere nelle ore più calde: meglio organizzarsi per le visite la mattina presto o al tramonto, quando la luce è più morbida e l’atmosfera diventa quasi cinematografica.

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Civita non è la destinazione per chi cerca spiagge affollate, parchi acquatici o notti scatenate. È invece l’ideale per chi sente il bisogno di una pausa, per chi ama camminare senza meta, ascoltare il silenzio, fotografare con gli occhi più che con il telefono. È il luogo giusto per chi viaggia non per vedere, ma per sentire: la storia, la quiete, la bellezza fragile e resistente del nostro Paese.
Civita di Bagnoregio è un piccolo miracolo sospeso, un angolo d’Italia che invita a fermarsi, a respirare, a ricordare quanto possa essere potente – e necessaria – la bellezza.