Bambole di pezza ©facebook/Bambole di pezza
Magazine, 18/02/2026.
(A. Spigaroli-F. Tarducci-M. Ungarelli-L. Cerri-A. Spigaroli-D. Piccirillo-F. Rossi-C. A. Dolci-S. Borrelli- F. Tarducci)
È una prima assoluta, per Sanremo, quella di una band (ed è anche l’unica band di questa edizione) di punk rock tutta al femminile composta da cinque “bad girls” che rispondono ai nomi (e ai nick) di Martina “Cleo” Ungarelli, Caterina Alessandra “Kaj” Dolci, Lisa “Morgana Blue” Cerri, Federica “Xina” Rossi, Daniela “Dani” Piccirillo e che per l’occasione si sono annesse il bravo Nesli [Francesco Tarducci, fratello di Fabri Fibra]. Ci si aspettano sul palco riff di chitarre, piercing, “chiodi” e chincaglieria varia. Reduci da una lunga gavetta nell’underground, le Bambole di pezza (beffarda antifrasi) propongono però un pezzo inaspettatamente tranquillo, rivolto (come la stragrande maggioranza delle canzoni 2026) a un “tu” indefinito, con qualche spericolatezza linguistica, forse per ragioni metriche: volevo dirti [ellissi di che] in queste notti, [uso incongruo della virgola] ti penso ancora; per diventare ciò che sono ho camminato [ellissi di da] sola; ho fatto sogni senza mai, [virgola?] chiudere gli occhi; ho visto uomini per bene, [virgola?] andare in pezzi; come una foglia [ellissi?] sempre stata al vento; adesso sono io a dirti [frase scissa], eccetera. Ma c’è persino un bel congiuntivo (ovunque sia l’errore nel miracolo di crescere) e un titolo tenero che forse ricalca (anche) il Resta cu’ mme (1995) di Pino Daniele.
La valutazione linguistica sui testi delle canzoni in gara a Sanremo 2026 è a cura di Lorenzo Coveri, Accademico della Crusca, che si è occupato a più riprese del Festival.
Ricordiamo che la valutazione riguarda esclusivamente la parte linguistica e non l'interpretazione, la musica o l'arrangiamento che potranno essere valutati solo dopo la partenza del Festival.
Di Lorenzo Coveri