Sanremo 2026: analisi dei testi e pagelle delle canzoni in gara, a cura di Lorenzo Coveri dell'Accademia della Crusca

Carlo Conti Carlo Conti

Articolo in aggiornamento

Magazine, 18/02/2026.

È appena il caso di ricordare che l’analisi testuale rappresenta solo una parte della riflessione sul linguaggio della canzone, che deve necessariamente essere integrata con l’ascolto della musica e con l’insieme della performance del cantante o del gruppo, ivi compresi l’interpretazione, l’outfit (abito e accessori), il trucco e "parrucco", la scenografia e ogni altro elemento extratestuale e visuale, oggi sempre più rilevante. Ma il testo resta comunque un elemento fondamentale per il giudizio complessivo e il successo di una canzone, in sottile equilibrio tra “noto” (la presenza di “riecheggiamenti”, di citazioni più o meno esplicite, di tributi e omaggi rispetto ad altre canzoni del repertorio sanremese e generale, ma anche di riferimenti intertestuali esterni) e “nuovo”, fattore che ne determina l’orecchiabilità, la memorabilità e la cantabilità.

In passato, il testo era di solito asservito alle esigenze della musica, della “mascherina” musicale, per cui erano le parole a doversi piegare alla “gabbia” delle note, con l’effetto di produrre una “grammatica” della canzone classica ben riconoscibile (troncamenti; rime baciate; accentazione, monosillabi e “zeppe” in fine di verso; frasi nominali, inversioni sintattiche, figure retoriche, aspetti metrici, eccetera): un vero e proprio “italiano per musica” non esattamente sovrapponibile all’italiano comune. Con la canzone d’autore, a partire dagli anni Sessanta, e poi indie, indipendente, lo schema si è fatto più libero, grazie anche al confronto, sempre più praticato, da un lato con il parlato, dall’altro con la lingua poetica (che rimane comunque “altro”, nella sua autonomia, rispetto al testo canzonettistico privato delle note musicali).

Oggi, con la presa di “potere alla parola”, con l’hip-hop, con il rap e la trap, la dimensione verbale è tornata in primo piano, e la musica svolge, nella maggior parte dei casi, un ruolo meno vistoso, mentre sono più rilevanti il ritmo verbale, la velocità di dizione, l’intonazione (con il controverso uso dell’autotune da parte dei cantanti più giovani), il flow, ossia il modo in cui le parole si appoggiano alla musica per creare il sound, la melodia.

Ma è anche vero che la compresenza di generi, evidente nelle scelte “ecumeniche” degli ultimi Festival, come in quelli diretti in un quinquennio da Amadeus, e, sulla sua scia, dal più prudente Carlo Conti, ha portato a una molteplicità di tendenze linguistiche che rende la kermesse interessante anche per chi segue gli sviluppi della lingua italiana odierna.

La canzone “tipicamente” sanremese è morta, come alcuni dicono? Forse. Il fatto è che Sanremo non è più solo il luogo della canzone “usa e getta, confezionata solo per il Festival; oggi la canzone festivaliera (dominata dalle major discografiche e da un numero ristretto di autori e produttori che porta non di rado ad una omologazione se non a un appiattimento) è studiata per durare oltre febbraio, magari sino al periodo dei tormentoni estivi, grazie alla cassa di risonanza delle radio, delle piattaforme, dei social; e Sanremo vive una nuova stagione anche tra i giovani, che sembravano spariti dall’orizzonte degli ascolti. Tutto ciò non può non riflettersi sulla valutazione da dare ai brani in gara.

Ma resta viva la curiosità di leggere i testi dal punto di vista linguistico e stilistico e, poi, di ascoltare (e vedere) “che lingua fa” a Sanremo 2026, con l’avvertenza che le “pagelle” assegnate ai testi, in assenza degli altri indispensabili elementi di giudizio, sono per ora niente più che un gioco.

  1. Arisa – Magica favola
  2. Bambole di Pezza – Resta con me
  3. Chiello – Ti penso sempre
  4. Dargen D’Amico – Ai Ai
  5. Ditonellapiaga – Che fastidio!
  6. Eddie Brock – Avvoltoi
  7. Elettra Lamborghini – Voilà
  8. Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare
  9. Ermal Meta – Stella stellina
  10. Fedez & Marco Masini – Male necessario
  11. Francesco Renga – Il meglio di me
  12. Fulminacci – Stupida sfortuna
  13. J-Ax – Italia starter pack
  14. LDA & Aka 7even – Poesie clandestine
  15. Leo Gassmann – Naturale
  16. Levante – Sei tu
  17. Luchè – Labirinto
  18. Malika Ayane – Animali notturni
  19. Mara Sattei – Le cose che non sai di me
  20. Maria Antonietta & Colombre – La felicità e basta
  21. Michele Bravi – Prima o poi
  22. Nayt – Prima che
  23. Patty Pravo – Opera
  24. Raf – Ora e per sempre
  25. Sal Da Vinci – Per sempre sì
  26. Samurai Jay – Ossessione
  27. Sayf – Tu mi piaci tanto
  28. Serena Brancale – Qui con me
  29. Tommaso Paradiso – I romantici
  30. Tredici Pietro – Uomo che cade

Le quattro nuove proposte

  1. Angelica Bove – Mattone
  2. Nicolò Filippucci – Laguna
  3. Blind, El Ma & Soniko – Nei miei Dm
  4. Mazzariello – Manifestazione d’amore

* Lorenzo Coveri ha insegnato come professore ordinario Linguistica italiana all'Università di Genova ed è accademico corrispondente dell'Accademia della Crusca. I suoi temi principali di ricerca riguardano la dialettologia ligure e la sociolinguistica dell'italiano contemporaneo, con particolare attenzione alla comunicazione giovanile e alla linguistica dei media (cinema, radiotelevisione, canzone). Da anni si occupa dell'analisi linguistica dei testi delle canzoni del Festival di Sanremo.

 

Di Lorenzo Coveri

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