Un atto di evocazione in cui l’artista ungherese David Szauder – pioniere nell’uso dell’IA, attivo all’intersezione tra arte concettuale, intelligenza artificiale e cultura visiva – non richiama gli spiriti nel senso letterale del termine, ma si pone in ascolto delle eredità immateriali di quelle presenze che hanno attraversato Spoleto, contribuendo a modellare l’identità del Festival dei Due Mondi. L’atto si compie attraverso un universo visivo personale e surreale: la memoria diventa immagine in movimento, proiettata sulle superfici architettoniche della città, organismo vivo e interfaccia tra ciò che è stato e ciò che continua a essere.