C’era una volta uno zoo dove mufloni, babbuini e marmotte erano esposti o due tipi di persone: persone in abiti a strisce che vivono in baracche brutte, e persone con stivali neri e lucidi che abitano in belle case. È ormai da tempo che nessuno di loro si pone più domande sugli strani comportamenti degli esseri umani, finché l’arrivo di un orso destabilizza questo ordine e inizia a fare troppe domande: dove sono finiti tutti gli uccelli? Che cosa significa quel camino fumante? O ancora, chi sono quelle figure a strisce, magre come rami invernali, dall’altra parte della recinzione?
Jens Raschke, pluripremiato autore tedesco con un’attenzione sul teatro per l’infanzia, parte da una storia vera, quando nel 1938, proprio accanto al campo di concentramento di Buchenwald, fu inaugurato uno zoo che avrebbe dovuto offrire svago ai figli dei torturatori delle SS e alla popolazione di Weimar. La pièce affronta con poesia e delicato umorismo il tema dell’Olocausto, senza mai perdere di vista un interrogativo fondamentale: distogliere lo sguardo o agire?