Erik Bertsch: da Feldman a Schubert, il tempo come
esperienza d'ascolto
Un recital pianistico che mette in dialogo tre epoche della storia della musica
Che cosa accomuna Morton Feldman, Karlheinz Stockhausen e Franz Schubert?
Apparentemente poco. Eppure, nelle loro opere il tempo assume un ruolo centrale,
diventando materia espressiva, spazio della memoria e luogo dell'ascolto.
È intorno a questa idea che si sviluppa il recital del pianista Erik Bertsch, secondo
appuntamento concertistico del progetto Suono Pittura Tempo, promosso dalla
Fondazione Prometeo nel centenario della nascita di Morton Feldman.
Il programma si apre con due brevi pagine di Feldman – Vertical Thoughts IV e Piano
Piece (to Philip Guston) – autentiche miniature sonore nelle quali ogni nota acquista il
valore di un evento irripetibile. A queste si affianca il monumentale Klavierstück IX di
Karlheinz Stockhausen, una delle opere fondamentali del pianoforte contemporaneo,
per approdare infine alla Sonata in si bemolle maggiore D. 960 di Franz Schubert,
ultimo capolavoro del compositore viennese e una delle vette assolute della letteratura
pianistica.
Lontano da ogni contrapposizione tra antico e moderno, il concerto propone un ascolto
che mette in luce inattese affinità tra linguaggi lontani nel tempo. Il silenzio, la
sospensione, la memoria e la percezione della durata diventano il filo conduttore di un
percorso che attraversa quasi due secoli di storia della musica.
Con la sensibilità interpretativa che lo contraddistingue, Erik Bertsch conduce il
pubblico in un viaggio dove il pianoforte diventa strumento di riflessione sul tempo e
sull'ascolto, restituendo una prospettiva originale sulla poetica di Morton Feldman e sul
suo dialogo con la grande tradizione musicale.
Il concerto fa parte del ciclo Suono Pittura Tempo, un percorso di quattro concerti e
quattro conferenze che esplora l'universo creativo di Morton Feldman attraverso il
dialogo tra musica, arti visive e pensiero contemporaneo.