Netamiau perché sei morta: emozioni al Trianon Viviani di Napoli

Un evento imperdibile a Napoli
lunedì23giugno2025

Teatro Trianon Viviani Cerca sulla mappa
Lunedì23Giugno2025
Evento terminato

Il Teatro Trianon Viviani di Napoli presenta lo spettacolo NETAMIAU PERCHE' SEI MORTA nell'ambito del Campania Teatro Festival 2025. Un appuntamento teatrale che promette di coinvolgere il pubblico con la sua narrazione intensa e avvincente.

Un uomo parla a una bambina: le promette prodigi meravigliosi; ma lei non può rispondere e i prodigi si riveleranno terribili. Una fiaba cruda che si fa satira feroce e spinge a riflettere su situazioni attuali: la strategia della menzogna imperante, i genocidi subiti usati come carta di credito per commetterne altri, l’industria della violenza e le guerre sistematiche che riducono interi popoli a carne da macello, mero fattore di un calcolo economico e geostrategico.

Nello spettacolo NETAMIAU PERCHÉ SEI MORTA – Ingiunzione a una bambina un uomo parla a una bambina: le promette prodigi meravigliosi; ma lei non può rispondere e i prodigi si riveleranno terribili. Una fiaba cruda che si fa satira feroce e spinge a riflettere su situazioni attuali: la strategia della menzogna imperante, i genocidi subiti usati come carta di credito per commetterne altri, l’industria della violenza e le guerre sistematiche che riducono interi popoli a carne da macello, mero fattore di un calcolo economico e geostrategico.

Lo spettacolo NETAMIAU PERCHÉ SEI MORTA – Ingiunzione a una bambina vuole essere un gesto politico, che usa la poesia per sollecitare un “pensare largo”, motore imprescindibile di azioni consapevoli e di un vigoroso moto vitale: «occorre riflettere lucidamente sul passato e sul presente per provare a costruire un futuro migliore per tutte/i», sottolinea Marco Gobetti e aggiunge: «la terra è rotonda e tutto torna a tutti. E prima o poi a tutti tocca la sorte, la buona e la brutta».

L’allegoria di NETAMIAU PERCHÉ SEI MORTA – Ingiunzione a una bambina evoca il genocidio ora palese nella striscia di Gaza e in Cisgiordania, ma lo lega a doppia mandata al genocidio progressivo (apartheid, distruzione dell’economia e dei servizi, razionamento di cibo, acqua ed energia, incarcerazioni arbitrarie e illegali, deportazioni, “piombi fusi”, “margini protettivi” e altri massacri massivi di civili) perpetrato da Israele in Palestina già nei settanta anni che hanno preceduto il 7 ottobre 2023; oltre ad evocare i meccanismi di ogni altro genocidio, commesso o scongiurabile in futuro, nella storia umana.

La compagnia, tramite il programma di sala, accompagna ogni replica con l’invito a sostenere Gazzella onlus, un’associazione che si occupa di assistenza, cura e riabilitazione dei bambini palestinesi feriti da armi da guerra e che sta distribuendo pasti caldi alla popolazione di Gaza sopravvissuta al genocidio in atto (Iban GAZZELLA presso Banca Etica di Roma: IT54D0501803200000011052792); il programma di sala reca questo pensiero di Anna Delfina Arcostanzo (antropologa, attrice e formatrice, che con Beppe Turletti e Diego Coscia ha collaborato alla messa in scena): «Sarà ora di dirlo: il genocidio dei Palestinesi non sarebbe stato possibile senza di Noi. Esso è il volto vero dei valori Occidentali (la sacralità dell’economia, la durata della vita biologica, la sacrificabilità di chi ha meno potere, il rispetto per i potenti), valori per i quali ci battiamo strenuamente, obbedendo a qualsiasi ordine. Valori in nome dei quali siamo disposti a sacrificare tanto, anche tutto, che ci rassicurano e che difendiamo contro ogni attacco, soprattutto quello della nostra coscienza. Dove siamo finiti, Primo? Chi sono questi automi che ti sono nati? Questi cani da guerra e da silenzio?»

Argomenti trattati
-->