Lo spettacolo si ispira a “Diari” di Vaslav Nijinsky, una biografia attraverso cui il danzatore e coreografo di origini polacche, emblema della storia della danza del Novecento, narra della forza e della fragilità del suo animo e della sua mente visionaria.
L’autore iniziò a scrivere all’inizio della sua malattia mentale e compose i quaderni in quarantacinque giorni, tra il gennaio e marzo del 1919, raccontando gli accadimenti vissuti e tormentati della sua vita.
In questo monologo, fatto di corpo e voce, Varriale riscrive alcuni eventi del dramma interiore di Nijinsky: la sua vita affettiva, la ricerca di Dio, il sacrificio, la malattia mentale, la danza come preghiera e rituale di impossibile salvezza.
In scena, il corpo si fa racconto e rito e Nijinsky, attraverso atti visionari, si immedesima nella figura immaginaria di un cervo, che diviene archetipo spirituale, messaggero tra il mondo umano e quello divino, simbolo della connessione primordiale e istintiva tra uomo e natura, tra conscio e inconscio, forza selvaggia, ancestrale, sacrale e ciclica, il cui sacrificio danzato, come in “Sacre du Printemps” di Stravinskij, è necessario per la liberazione della primavera.