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Magazine, 09/12/2025.
Il racconto della figura femminile è, da sempre, al centro dell’attenzione nel cinema. La settima arte è riuscita, come poche forme di espressione, a rendere chiari i cambiamenti che, nel corso dei decenni, hanno investito la figura della donna. Nel giro di poco tempo, il modo di narrarla è mutato drasticamente. Sono passati una manciata di decenni da quando, nelle storie sul grande schermo, la donna veniva ritratta come creatura avente l’amore come unico destino al momento in cui, grazie a personaggi entrati nell’immaginario collettivo come Rossella O’Hara, si è cominciato a parlare di antieroine, di donne senza scrupoli.
L'evoluzione della figura femminile nei film è stata, da lì in poi, sempre più rapida.
Il cinema contemporaneo ha regalato al mondo esempi di donne pronte a combattere gli stereotipi estetici dei loro tempi – basta pensare all’indimenticabile Anna Magnani – e protagoniste che, negli anni ‘70-’80, si sono avvicinate ai modelli narrativi maschili, comandando navi spaziali e andando oltre al tropo narrativo dell’eroina da salvare. In quest’ultimo caso, tra i nomi principali da fare troviamo quello di Leila nella saga di Star Wars.
L'esibizione del corpo come affermazione di sè
Negli ultimi vent’anni circa, il modo di narrare la figura femminile sul grande schermo è diventato più che mai complesso, con focus su aspetti come l’esibizione del corpo che diventa strumento lontano dalla subordinazione patriarcale, ma riferimento per affermare la propria identità.
Lo spettatore ha assistito, con qualche decennio di ritardo rispetto alla società e alla rivoluzione sessuale di fine anni ‘60, a una vera e propria esplosione dell’espressione della sessualità femminile che, per lungo tempo, era rimasta pressoché nascosta nelle narrazioni cinematografiche. Anche in questo caso ha il suo perché citare alcune pellicole entrate nella storia come Boys Don’t Cry e The Hours.
La situazione oggi
Quando si guarda al modo in cui, oggigiorno, il cinema racconta i ruoli femminili, è facile notare la caduta di tutte le maschere che, in passato, avevano vincolato i ruoli femminili. La donna non è più la bella che deve dimostrare di essere qualcosa di più del suo aspetto fisico e nemmeno l’antieroina che riscatta chi, prima di lei, non ha potuto esprimere se stessa. Ormai è una figura che non ha più paura di mostrare i suoi lati più complessi e oscuri e che non deve per forza realizzare qualcosa o realizzarsi per affascinare lo spettatore.
Diventa quindi essenziale, se si ha intenzione di intraprendere il mestiere dell’attrice, lo studio della recitazione con corsi specializzati, in quanto solo una scuola strutturata, con professionisti che hanno visto molti dei cambiamenti elencati in queste righe, è in grado di guidare alla costruzione di personaggi credibili e in grado di rimanere impressi nel cuore del pubblico.
Non più legato in maniera indissolubile alle figure maschili – per rendersene conto, basta citare la Vedova Nera della Marvel, un personaggio dalle numerose sfaccettature che è credibile e coerente anche da solo, a prescindere dai numerosi e iconici eroi che ha attorno – il personaggio femminile dei film contemporanei vive più che mai grazie all’occhio creativo delle registe donne.
Negli ultimi anni, in diverse hanno vinto premi prestigiosi, mettendo in primo piano un’interpretazione anticonformista e coraggiosa, definendo la propria cifra stilistica in maniera inconfondibile e liberandosi, come dimostra il caso di Sofia Coppola, dal peso di un cognome ingombrante che, in un mondo come quello del cinema, può essere spesso un problema.
Tra focus sull’intensità emotiva dei personaggi e critica sociale, le donne del cinema contemporaneo, siano esse attrici o registe, non hanno più timore di uscire dagli schemi e di raccontarsi con spontaneità, mettendo da parte le aspettative e le gabbie della società e andando incontro alla realtà in tutta la sua concretezza (e spesso crudezza).