A Furnas, sul lato orientale, il paesaggio cambia ancora: il terreno fuma, letteralmente. Si tratta di una delle zone geotermiche più attive dell’isola. Qui si trovano piscine naturali di acqua calda, come quelle del parco Terra Nostra, adeguate a un bagno rilassante tra felci e alberi secolari. Il piatto tipico da non perdere è il Cozido das Furnas, uno stufato di carne e verdure cotto sottoterra, sfruttando il calore del vulcano. I ristoranti locali lo servono solo su prenotazione, dopo ore di lenta cottura geotermica.
La costa meridionale offre invece l’anima più dolce dell’isola. A Ponta Delgada, il capoluogo, si respira un’atmosfera da porto dell’Atlantico: chiese bianche e nere in stile manuelino, mercati, caffè dove il tempo sembra rallentare. È da qui che partono le escursioni in barca per l’avvistamento di balene e delfini – un’esperienza quasi garantita, grazie alla posizione strategica dell’isola lungo le rotte migratorie dei cetacei.

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Non mancano le sorprese: São Miguel ospita anche le uniche piantagioni di tè in Europa, come la storica Gorreana, dove si può fare una visita guidata e degustare infusi locali con vista sull’oceano. E per chi cerca un contatto più intimo con la cultura locale, basta fermarsi in uno dei paesini dell’entroterra durante una delle tante feste religiose di primavera, con processioni, musica e tavole imbandite.
Maggio e giugno sono i mesi migliori per visitare São Miguel: le temperature sono miti (tra i 17 e i 23 gradi), le giornate lunghe e luminose, il turismo ancora contenuto. L’isola si perlustra comodamente in auto – il noleggio è consigliato – e in tre o quattro giorni si può avere un assaggio completo della sua straordinaria varietà. Più che una meta, São Miguel è un microcosmo: profondo, selvaggio, sorprendente. Una destinazione per chi desidera entrare in contatto con le manifestazioni più estasianti della natura senza dover andare dall’altra parte del mondo.
Di Enrico Pietra