Michele Bravi / ©facebook/Michele Bravi
Magazine, 22/02/2026.
(M. Bravi-Rondine-G. Grandi-M. Bravi-Rondine)
Anche Michele Bravi (31, al terzo Sanremo) parla di un amore finito, di un passato che non passa, di un ricordo che ancora fa male: dovresti vergognarti / che dopo anni non la smetti di mancarmi. Il tono del monologo, rivolto al solito tu dell’assenza, è recriminatorio; il linguaggio (un parlato trascurato basso e molto colloquiale) tra rabbioso e sconsolato: è vero che il bicchiere è mezzo pieno questa sera / ma solo perché ho già bevuto una bottiglia intera; è [dichiarativo] che mi manchi da morire /e pure il cane non la smette di abbaiare / e sarà che ogni volta che ti penso / ricomincio sempre / a scorrere le foto fino [locuzione preposizionale pleonastica] all’infinito / e ridere da solo / pensa tu che scemo. Il protagonista della storia si è lasciato completamente andare: ma guarda casa mia come è ridotta / che [polivalente] non faccio i piatti da una settimana / che non so l’ultima volta che ho fatto la spesa / con il disco di Battisti [stavolta citato esplicitamente, non solo evocato come in altre canzoni] ancora lì per terra. Una maledetta nostalgia, che non trova sollievo neppure in una citazione (forse) scespiriana: ma non so più il tuo nome / a forza di chiamarti amore.
La valutazione linguistica sui testi delle canzoni in gara a Sanremo 2026 è a cura di Lorenzo Coveri, Accademico della Crusca, che si è occupato a più riprese del Festival.
Ricordiamo che la valutazione riguarda esclusivamente la parte linguistica e non l'interpretazione, la musica o l'arrangiamento che potranno essere valutati solo dopo la partenza del Festival.