Ermal Meta
Magazine, 20/02/2026.
(E. Meta-G. Pollex-D. Faini-E. Meta)
Stella stellina / la notte si avvicina. Comincia così, con reduplicazione e variazione del sostantivo con suffisso diminutivo-affettivo, tipico delle filastrocche popolari e infantili, quella che a tutti gli effetti è una ninna nanna rivolta, si intuisce pudicamente (tra muri e mare) a una bambina di Gaza (mai nominata esplicitamente). È quello di Ermal Meta (per la quarta volta sul palco dell’Ariston) forse l’unico brano (curato con l’esperto produttore Dario “Dardust” Faini) della rassegna di quest’anno che esca dalla bolla amoroso-esistenziale della maggioranza delle canzoni in gara. Su temi del genere, il pericolo del ricatto sentimentale è sempre dietro l’angolo, ma Ermal Meta lo evita quasi sempre grazie alla delicatezza delle immagini: non basta una preghiera / per non pensarci più / dalla collina si attende primavera / ma non c’è quel che c’era /non ci sei più tu. Le rime all’antica italiana punteggiano un ritmo di nenia; e pazienza se si avvertono echi non inediti (o inauditi) della grande tradizione cantautorale: Fossati (da una terra che non ci vuole), Mercedes Sosa (figlia di nessuno, melodia di una canto / quello della gente che ti ha amato tanto), De André (come le farfalle hai vissuto solo un giorno).
La valutazione linguistica sui testi delle canzoni in gara a Sanremo 2026 è a cura di Lorenzo Coveri, Accademico della Crusca, che si è occupato a più riprese del Festival.
Ricordiamo che la valutazione riguarda esclusivamente la parte linguistica e non l'interpretazione, la musica o l'arrangiamento che potranno essere valutati solo dopo la partenza del Festival.
Di Lorenzo Coveri