Festival di Sanremo: dagli anni Cinquanta al 2026, oltre settant'anni di storia, musica e costume

Sanremo 2026

Domenico Modugno ©Wikipedia Creative Commons Domenico Modugno ©Wikipedia Creative Commons

Magazine, 18/02/2026.

«Amici vicini e lontani»: fu questo il saluto con il quale si aprì la storia del Festival di Sanremo, nell'ormai lontano 1951. A pronunciarla fu Nunzio Filogamo, il primo presentatore e capostipite di una lunga serie di conduttori (e condottieri) che hanno guidato il Festival della Canzone Italiana nei suoi 76 anni di storia

I mitici Pippo Baudo, Mike Buongiorno, Raimondo Vianello, Raffaella Carrà e poi via via verso i giorni nostri con Paolo Bonolis, Amadeus, Fiorello e Carlo Conti sono arrivati molto dopo, ma probabilmente sono quelli che sono rimasti più vividi nella memoria di un pubblico che comprende ormai tutti e tutte, senza distinzione di generazione e provenienza.

Sotto il Regno di Amadeus, conduttore del Festival nelle edizioni dal 2020 al 2024, la kermesse canora ha infatti smesso di essere appannaggio dei più vintage, dal punto di vista dell'età, per diventare un vero e proprio fenomeno sociale e soprattutto social. Nei giorni del Festival di Sanremo Tik Tok, Instagram e - ovviamente - Facebook diventano un'agorà virtuale dove si riuniscono opinionisti, giornalisti, influencer, appassionati e critici musicali, più o meno improvvisati, senza dimenticare gli appartenenti alle frange più estremiste di gruppi di fashion police sanremese, che giudicano outifit e look.

Tutto questo, fino a qualche decennio fa era da considerarsi quasi un'utopia, perchè se è vero che Sanremo è Sanremo, per citare la sigla del festival, composta dal Maestro Pippo Caruso nel 1995, la kermesse della Riviera dei Fiori è spesso stata vittima di un atteggiamento un po' snob da parte di molti che lo avevano sempre considerato esageratamente nazional popolare, privo di spessore e di qualità musicale. Lo share dei Festival, però, contraddice questa teoria finto aristocratica, visti gli ascolti stellari, soprattutto nelle ultimissime edizioni, dal 2020 ad adesso. Lo stesso vale per quegli show che hanno intinto a piene mani dal Festival nostrano, per crearne uno a livello europeo. L'attuale Eurovision Song Contest naque infatti come Eurofestival nel 1956 in Svizzera, proprio sulla falsariga di Sanremo

Ma dal 1951 al 2026 cosa è successo e come si è evoluto il Festival di Sanremo? Innanzitutto la prima vincitrice fu Nilla Pizzi, con la sua Grazie dei Fiori, cantata sul palco del Salone delle Feste del Casinò di Sanremo, che ospitò la kermesse fino al 1976. Non immaginiamoci serate scintillanti, mega sponsor, Dopo Festival e ospiti, perché i partecipanti alla prima edizione furono semplicemente tre e le serate furono trasmesse solo in radio. La TV arrivò infatti qualche anno più tardi, nel 1956.

Tutto molto ingessato, non solo per il bianco e nero delle riprese, ma anche per la compostezza dei partecipanti, che oggi verrebbe ritenuta eccessiva e vetusta. Fu Domenico Modugno con la sua Nel blu dipinto di blu che nel 1958 fece esplodere il Festival, con quelle braccia spalancate al suono di Volare, ritornello che diventò (e che è tutt'ora) uno dei più popolari al mondo.

Da lì agli anni Sessanta fu questione di un attimo e si aprì un decennio epico, fatto di cantanti che sono rimasti nell'immaginario e nelle orecchie di italiani e italiane fino ai giorni nostri: Mina, Gino Paoli, Bobby Solo, Fausto Leali, Al Bano e Iva Zanicchi, senza dimenticare Adriano Celentano, che con la sua Ventiquattromila baci nel 1961 portò lo spirito degli anni Sessanta su quel palco finora troppo composto. Poco prima del ritornello diede le spalle al pubblico, rigirandosi di scatto col suo fare da molleggiato prima di iniziare a cantare il chorus. Un gesto talmente rivoluzionario da provocare un mare di polemiche, perché ritenuto irrispettoso nei confronti di chi stava assistendo allo spettacolo.

Il Festival degli anni Sessanta però non fu solo musica, urlatori e l'entrata in scena di due dei presentatori più iconici, Mike Buongiorno nel 1963 e Pippo Baudo nel 1968, ma anche di una tragedia che scosse l'opinione pubblica. Si tratta del suicidio di Luigi Tenco, tormentato cantautore genovese, che scelse di togliersi la vita proprio nella sua camera di albergo a Sanremo. Il Festival non si fermò - e anche questo causò un'ondata di polemiche feroci - e i vincitori di quell'edizione tinta di oscurità furono Claudio Villa e Iva Zanicchi, con il brano Non pensare a me.

Tenco si era invece presentato con Ciao amore, ciao, cantata in coppia con Dalida, con cui all'epoca aveva un'appassionata quanto travagliata storia d'amore: un brano troppo di avanguardia per quell'Italia ancora divisa in due tra l'arrivo del rock 'n roll spensierato e le sonorità melodiche alla Claudio Villa. Molti anni dopo, Ciao amore, ciao è infatti ancora considerato un pezzo di importante significato sociale, con la sua denuncia alla povertà che nonostante il boom economico degli anni Sessanta ancora affliggeva una fetta enorme della popolazione.

D'altro canto, le proteste del '68 erano già roventi e ci si stava avvicinando ad un grande periodo di cambiamenti sociali, che sancì anche il momento di depressione del Festival di Sanremo. Gli anni Settanta e Ottanta, anche se sfornarono successi come Piazza Grande di Lucio Dalla e Jesahel dei Delirium (1972) oppure Si può dare di più del trio Morandi, Ruggeri e Tozzi (1987) e Perdere l'amore di Massimo Ranieri (1988) furono caratterizzati da edizioni più raffazzonate. Addirittura per buona parte degli anni Ottanta scomparve addirittura l'orchestra dal vivo, obbligando gli artisti ad esibirsi in (talvolta imbarazzanti) playback.

Gli anni Ottanta, tuttavia, furono però gli anni dei grandi ospiti internazionali: chi a quell'epoca era adolescente si ricorda ancora la ressa sotto il Teatro Ariston in attesa dei Duran Duran. Ciò si ripeté anche nel decennio successivo, gli anni Novanta dei Take That, di Pippo Baudo e dell'arrivo di artiste come Laura Pausini e Giorgia.

Le scenografie tornarono ad essere grandiose, anche se un po' pacchiane a volte, l'Orchestra della Rai finalmente si impossessò nuovamente del palco e piano piano il Festival tornò a far parlare di sé. Oltre alla presenza di ospiti internazionali, anche la comparsa di cantanti come Nek e il duo Paola e Chiara fece in modo che il Teatro Ariston non fosse più snobbato dalle nuova generazioni. Anzi, fu proprio in questo periodo che iniziò il processo di riavvicinamento al Festival di Sanremo proprio dei più giovani. Un processo che si sarebbe pienamente sviluppato, prima in fase embrionale agli inizi degli anni Duemila con l'avvento delle esplosive edizioni di Paolo Bonolis e poi consolidato dal 2020 in poi, con Amadeus e Fiorello.

Ora è l'epoca di Carlo Conti, ma si vocifera già che Amadeus ritornerà per l'edizione 2027. Queste però sono solo supposizioni: la certezza è che, nonostante tutto, Sanremo è Sanremo.

 

Di P.P

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