Un albergo sulle rive di un lago alpino, una padrona di casa innamorata, ospiti eccentrici, equivoci, corteggiamenti e una girandola di caratteri irresistibili: Al Cavallino Bianco nasce dalla volontà di portare in scena, con ironia e ritmo, il mondo delle vacanze in alta montagna. Presentata a Berlino il 10 novembre 1930, l’operetta di Ralph Benatzky si affermò immediatamente come uno dei grandi successi del teatro musicale europeo.
La sua originalità sta anche nella natura composita della partitura: benché tradizionalmente attribuita a Benatzky, la musica coinvolge in realtà cinque compositori, dando vita a una scrittura sorprendentemente varia, capace di attraversare generi, ritmi e atmosfere differenti. È proprio questa pluralità a sostenere il carattere brillante dell’opera, sospesa fra operetta, rivista e musical.
Il successo fu immediato e duraturo.
Dopo La vedova allegra, Al Cavallino Bianco è ancora oggi una delle operette più note e rappresentate in Europa, grazie a una formula teatrale che combina comicità, musica e una spiccata vocazione allo spettacolo.
Non a caso, già all’indomani della prima, il Berliner Tageblatt la definì «un abbonamento per la felicità».
È questo lo spirito che anima l’allestimento della Compagnia Teatro Musica Novecento, affidato alla regia di Alessandro Brachetti e alle coreografie di Salvatore Loritto. Una drammaturgia vivace valorizza i diversi personaggi e la miriade di situazioni, mentre la dimensione musicale mantiene un ruolo centrale: l’orchestra da camera e gli interpreti di formazione lirica restituiscono alla partitura tutta la ricchezza timbrica e vocale che la caratterizza. Sul podio Stefano Giaroli guida un ensemble pensato per restituire alla scena l’energia, la precisione e il gusto spettacolare di un titolo che, a quasi un secolo dalla sua nascita, conserva intatta la propria capacità di divertire.