Grigory Sokolov appartiene alla rarissima categoria di pianisti per i quali il recital è un processo creativo, non una semplice esecuzione.
Da anni privilegia il pianoforte solo e costruisce ogni stagione attorno a un programma sottoposto a un continuo lavoro di studio e trasformazione. Anche per questo appuntamento, la seconda parte del programma sarà definita poco prima del concerto. Certa è invece la presenza di Franz Schubert, con la Sonata in si bemolle maggiore D 960, l’ultima composta per pianoforte, completata nel settembre 1828, poche settimane prima della morte del compositore.
Un’opera di straordinaria ampiezza, sospesa tra canto e silenzio, abbandono e inquietudine. Dall’Allegro iniziale, attraversato dalla misteriosa vibrazione del trillo nel registro grave, all’Andante sostenuto, dove il silenzio diventa parte integrante del discorso musicale, fino alla leggerezza dello Scherzo e all’energia del Finale, la Sonata rivela una profondità che sfugge a ogni lettura univoca.
È un universo particolarmente congeniale a Sokolov, il cui pianismo concentra l’attenzione sulla qualità del suono, sulla struttura e sul respiro della frase, unendo precisione e libertà in una visione sempre organica della partitura. E poi ci sono i bis, ormai parte integrante dei suoi recital: dopo gli applausi, Sokolov torna più volte al pianoforte per proporre una successione di pagine brevi, da Bach a Rameau, da Chopin a Brahms, fino a Scriabin e Rachmaninov.
Un secondo, inatteso recital che ogni sera prende una forma diversa e prolunga il racconto musicale fino all’ultimo suono. Un vero mito del pianoforte, un artista straordinario torna a Bari per la Camerata Musicale Barese.