Lo scontro tra gli affaristi del mercato della carne in scatola e gli operai delle loro fabbriche di
Santa Giovanna dei Macelli, un classico del teatro brechtiano, diviene il mezzo per capire dove si sposta il paradigma del conflitto in un’epoca che ha superato il concetto di lotta di classe, ma in cui le diseguaglianze continuano a esistere. Scrive il regista Marco Plini: “Lo svelamento dei meccanismi di manipolazione finanziaria del mercato e della prepotenza capitalista, interpretato da una compagnia di giovanissimi, può aiutarci a far risuonare meglio il testo nel tempo presente, facendoci riflettere anche su alcune sfumature del rapporto capitale/individuo che ha proprio nelle nuove generazioni le vittime designate. Ma l’ingenuità di Giovanna se da un lato, forse, fa arrabbiare, dall’altro porta con sé l’idea novecentesca che il mondo possa essere aggiustato; questo ottimismo è lo stesso di Brecht e l’angolazione che stiamo perdendo nel rapporto con la realtà”.