Filosofia, metafisica e matematica si fondono con originalità in
Tacet, testo doppiamente premiato che Jacopo Giacomoni ha scritto scritto pensando a quell’ultimo rito laico – personale e collettivo - che è il minuto di silenzio, negli stadi, in parlamento, in classe, e che gioca con il metronomo, alla ricerca di cosa significhi stare insieme in silenzio, dentro a un minuto, dentro a un teatro. Non ci sono scene, costumi o quinte: solo sei performer, metronomi e leggii, strumenti minimi per sondare il tempo e farlo percepire come materia viva.
“Lo spettacolo nasce dall’idea che la drammaturgia sia una cartografia temporale, un sestante per un viaggio nelle diverse grane del tempo, una mappa per attraversare secondi e pause che solo il teatro sa concedere”.