Cries dà voce alla sofferenza umana, a tutti coloro che hanno vissuto la schiavitù, lo sradicamento e la migrazione nel corso dei secoli ispirandosi alla poesia e al teatro antico e moderno - dal
pensiero del rifugiato del poeta Giorgos Seferis e al
lamento di Ecuba delle
Troiane di Euripide a Brecht, Anagnostakis, Vrettakos, Warsan Shire, fra gli altri. Sono testi e parole - raccolti da Taxiarchis Deligiannis e Vasilis Tsiouvaras - di una memoria collettiva che si intrecciano in un flusso continuo alle musiche originali di Alexandros Drakos Ktistakis, in scena con il suo ensemble insieme alle voci del baritono Georgios Iatrou e dell’attore e regista Christos Stergioglou. Un concerto-spettacolo che invita il pubblico “a vivere e a sintonizzarsi con un battito che attraversa i secoli, un battito profondamente umano, dove il rituale incontra la sperimentazione, dove la storia non viene rievocata ma riattivata e dove le forme antiche non trovano una conclusione, ma si liberano”, come dice Stergioglou.