Un volonteroso ma poco spigliato sassofonista del North Carolina, nonostante qualche notevole
progresso tecnico e qualche discreto successo, sprofonda ben presto negli abissi della droga, dell’alcol e
della mancanza di senso di ogni cosa. Poi una svolta repentina, covata tuttavia da lungo tempo, lo
proietta verso nuove dimensioni musicali e territori inesplorati dell’anima.
Giunto alla fama con ampio ritardo rispetto ad altri suoi anche meno dotati coetanei, quel jazzista, prima
di morire a soli quarant’anni, regala fino al 1967 un decennio di musica straordinaria e un incessante
dialogo fra carnalità e spirito, disperazione e beatitudine, finito e infinito, terra e cielo… in poche parole,
fra l’umano e lo spirituale, per cogliere attraverso la sua arte l’Amore Supremo, il respiro e l’armonia
dell’universo.
Lo spettacolo si avvale di retroproiezioni iconografiche che contestualizzano e agevolano la lettura
storica e umana delle vicende narrate dalle due voci di Nicoletta Oscuro e Valerio Marchi che si
alternano ai brani più significativi del repertorio di Coltrane, interpretati magistralmente da Francesco
Bearzatti, musicista friulano di livello europeo e massimo interprete coltraniano in Italia, e dal suo
superlativo trio.