Otto violoncelli, disposti in cerchio. Otto danzatori, dentro. Un gioco frattale di violoncellisti e corpi che danzano a eseguire l’opera “8” di Micheal Gordon. Il suono diventa spazio circolare, si muove come un’onda che non ha un inizio né una fine, ma scorre intorno e avvolge la danza. Il pubblico si fa custode del cerchio, diventa una presenza che delimita e partecipa. “8” non è solo un numero, ma un simbolo. È l’infinito, la circolarità, il continuo passaggio tra individuale e collettivo, tra presenza e assenza, tra silenzio e vibrazione.