«Chi mi giudica male è nella migliore delle ipotesi un ipocrita col sedere al caldo. L’ho già detto, uno è buono solo fino a quando può permettersi di essere buono». Nato come riscrittura in dialogo con la grande epopea brechtiana, questo monologo instaura un rapporto diretto con lo spettatore, che non può che pensare: “sta parlando a me, proprio a me”. Gli sembra allora di incontrare la vera Anna Fierling, la “madre coraggio” di Brecht, con il suo tono provocatorio, ironico, sprezzante, cinico, eppure, d’improvviso, così tenero.