The New Faboulouse Circus Copernicus.
È un progetto educativo nato nel 2007 e diventato nel tempo una parte importante dell’identità del liceo. Prima ancora che un laboratorio di circo, è uno spazio di relazione, in cui ogni ragazzo e ogni ragazza è accolto senza essere giudicato per le proprie abilità.
In un contesto in cui il disagio giovanile nasce spesso dalla pressione delle prestazioni, il circo rappresenta uno spazio aperto a tutti, dove non serve “essere bravi” in qualcosa. Quello che conta è lavorare insieme per costruire uno spettacolo.
Quest'ultimo non è una prova finale, ma un’esperienza condivisa: un modo per scoprire che ciascuno può affrontare il palcoscenico — e, simbolicamente, la vita — se sostenuto da un gruppo. Crediamo sia importante offrire questo messaggio a famiglie ed educatori, soprattutto in una scuola molto impegnativa, dove spesso manca spazio per relazioni non competitive. Il circo diventa così una metafora concreta di un lavoro di squadra in cui ciascuno può trovare la propria eccellenza: non quella imposta, ma quella che nasce nel percorso.
Brujas.
Streghe. Controverse, affascinanti, antiche eppure attuali
La libera associazione di idee proposta all’inizio dell’anno scolastico ci ha portato su un terreno apparentemente fiabesco e medievale, ma in realtà decisamente contemporaneo.
La cosiddetta “caccia alle streghe” non è infatti una faccenda medievale: appartiene piuttosto all’epoca in cui gli Stati diventano più forti, strutturati, burocratizzati. La promessa della struttura statale è quella di un mondo sicuro e perfettamente funzionante. Una promessa che, evidentemente, non può essere mantenuta. È in questo scarto che
nasce la strega: in fondo spiega l’inspiegabile attraverso la magia. Il pensiero magico da una parte e un potere che non può fallire dall’altra, tra il 1400 e il 1700 generano circa cinquantamila vittime. Donne di mezza età, strane, non inquadrate in un ruolo preciso, talvolta semplicemente curiose: sono loro che, in quel periodo, trasformano l’ansia collettiva in una colpa personale. In questo modo il potere protegge se stesso: rende visibile un colpevole e può così dare l’illusione di controllare l’incontrollabile.
Bruciare una condannata significa eliminarla completamente, cancellarla, fare in modo che non rimanga nulla di visibile della sua vita, neanche dopo la morte. Il verbo cancellare è ancora oggi di uso comune e risuona in modo significativo nei fenomeni contemporanei: anche nei social assistiamo a dinamiche in cui gruppi di persone si scagliano contro individui o categorie nel tentativo di eliminarne l’esistenza pubblica. Le categorie cambiano, ma il meccanismo resta sorprendentemente simile. Il pensiero magico, che sta all’origine di molte teorie del complotto, non è scomparso.
E non serve arrivare fino al complottismo per riconoscerlo. Nella Germania del Reich le streghe furono gli ebrei, in America i comunisti “mangiavano i bambini”, in Italia, in tempi più recenti, prima "i terroni" e poi gli immigrati sono stati indicati come responsabili di un futuro che sfugge. Vista in questa prospettiva, verrebbe da dire che le streghe non sono finite perché non servono più: sono finite perché abbiamo cambiato loro nome.
Chi sono oggi le streghe per un adolescente? A chi attribuire l’intera colpa di ciò che non funziona?
A partire da queste domande abbiamo costruito uno spettacolo che parte dall’immaginario fantastico delle streghe, passa per la prima condannata a morte, Sarah Good (1692) e arriva fino alle streghe di oggi, con anche un piccolissimo omaggio alla strega shakesperiana del Macbeth.
Lo spettacolo si chiude proprio con un accenno a queste presenze contemporanee.