Tempesta, così lo chiamavano. Uno col sangue caldo.
A oltre cento anni di distanza dall’omicidio di Giacomo Matteotti, è il teatro, è la musica, sono le parole di Stefano Massini, la voce di Ottavia Piccolo, i suoni de I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo a prendersi l'impegno di parlare.
Le quattro e mezza del pomeriggio del 10 giugno 1924. Alcuni testimoni dichiarano di aver assistito a una colluttazione all'interno di una vettura e di aver visto espellere quello che sarà riconosciuto essere il tesserino del deputato onorevole Giacomo Matteotti. Lo spettacolo ripercorre l’ascesa e l’affermazione di quel fenomeno eversivo che fu il fascismo.
Fenomeno che Giacomo Matteotti – spesso lasciato solo nella sua capacità visionaria, ma sempre sostenuto dalla moglie Velia Titta - seppe comprendere, fin dall’inizio, in tutta la sua estrema gravità, a differenza di molti che non videro o non vollero vedere.
L’oppositore, il pacifista, lo studioso, l’amministratore, il riformista: nel periodo più buio della storia italiana, Matteotti prese la parola, pubblicamente e instancabilmente. Una parola chiara, veritiera, fondata sui fatti, indiscutibile. Una parola che ancor oggi risuona a monito per tutte le generazioni presenti e future.