In questo spettacolo si parla di umorismo, quella specie di magia che, come un digestivo
dell'anima, permette di mandare giù i bocconi amari che la vita ci riserva. In scena Catine
intreccia, proprio come se fosse un cesto di vimini, il racconto della sua vita con quelle di
umoristi friulani di ieri e di oggi, come Jacum dai zeis, Gjelindo Titiliti, Meni Ucel e, quota rosa,
Anna Maria de Monte, artisti “popolari”, grandi nella loro umiltà, testimoni di un mondo
antico che non esiste più e di cui si sente la mancanza, assieme a quella satira fresca e
spontanea che oggi rischia di soffocare nell'ipocrisia del politicamente corretto. Uno
spettacolo che smonta per sempre il falso stereotipo del friulano che non sa ridere.