Dalle ultime note di Traviata affiorano, attraverso una vecchia cornice, i suoni pallidi di una Piazza della Scala di fine ottocento.
Sullo sfondo una carrozza, il vetturino, con le redini gelate in mano, parla tra sé e sé, per non soccombere al freddo. Parla del suo mondo e dei suoi guai.
Il quadro cambia e il “brümista” milanese, si trasforma in “vetturino” romano e poi in “gnure” palermitano: un trittico dal quale emergono, con la forza di un’impressione pittorica e di un umorismo a tratti spietato, il clima storico e sociale dell’Italia post-unitaria. Quadri vividi, popolati da personaggi strampalati e tragicomici, ripescati per l’occasione dai vetusti cassoni della letteratura verista, ma non per questo meno attuali.