Amsterdam. Circa dieci anni fa. Ho un rapporto problematico con il mio corpo e con lo specchio.Vivo illusioni d’amore, intreccio legami ambigui con amici omosessuali. La promiscuità mi circonda, ma la mia sessualità è spenta. Sono sola tra la folla. Un desiderio assente, un bisogno immenso. Vuoti che colmano altri vuoti, fino alla voragine. Sostanze stupefacenti come stampelle. Personaggi che annullano la persona. Continui abbagli. Lampi di mondo: infatuazioni, rapporti fantasticati, dipendenze, musica techno. Sono in discoteca, a casa di Pamela, nel bagno di casa. Ora nella bocca di G. L’esperienza autobiografica diviene costruzione performativa e visiva. Una pluralità di personaggi abita il corpo della performer, secondo un principio di montaggio che, come nei sogni e nella memoria, frammenta e ricompone i tempi dell’esperienza.