La parola fine, nella sua natura ossimorica, è il fulcro del testo. Stare in questo spazio di transizione significa riconoscere che la fine non è l’opposto della vita, ma una sua condizione possibile. Lo spettacolo diventa quindi un rito per imparare a esistere. Esistere, semplicemente. E scoprire che proprio nel punto in cui tutto finisce può riaprirsi uno spazio di respiro.