Esiste un luogo dove finiscono tutte le vite che non abbiamo vissuto.
Un archivio infinito, burocratico e surreale, in cui vengono catalogate le occasioni perdute, le identità mancate, i futuri abortiti, le versioni alternative di noi stessi. In questo spazio sospeso tra inferno amministrativo e limbo metafisico, un impiegato scopre che il proprio fascicolo personale è ancora vuoto.
Lo spettacolo trasforma il concetto di destino in una macchina burocratica grottesca e poetica, dove il futuro non viene previsto: viene archiviato.