Spomyn (Ricordo) è una meditazione sulla memoria e la sua instabilità, sul modo in cui essa definisce ciò che siamo.
Reperti acustici riaffiorano dal tempo, deformati dal filtro delle emozioni e dell'elettronica. La memoria, oltre che un fatto personale, è anche un'urgenza collettiva: Gryvul sembra interrogare le narrazioni imposte, filtrandole attraverso una creatività idiosincratica, iconoclasta nella forma, visceralmente legata all'eredità di cui si nutre.
Ne esce una musica di antinomie: suoni cupi e gutturali compensati da illuminazioni di vocalità adamantina; armoniosità e crolli industriali; incanti e grida; tenere melodie folk e scontri di guerra.