Cécile McLorin Salvant è una delle punte di diamante della nuova generazione di eroine del
canto jazz. Nel giro di pochi anni ha pienamente confermato il pronostico fatto in occasione
del suo debutto da Stephen Holden del
New York Times: “Se c’è qualcuno che può portare avanti
la discendenza delle tre grandi – Billie Holiday, Ella Fitzgerald e Sarah Vaughan – è questa
giovane virtuosa”. Nata (nel 1989) e cresciuta a Miami, inizia lì gli studi di canto classico, che
poi prosegue in Francia ad Aix-en-Provence, dove si trasferisce nel 2007. È qui che uno dei suoi
insegnanti, il sassofonista Jean-François Bonnel, la indirizza verso il jazz. Dopo pochi anni dal
quel primo passo inaspettato nella musica jazz si aggiudica la Thelonious Monk International
Jazz Competition, la principale porta di accesso per i giovani talenti verso le alte sfere del
professionismo musicale. Da allora Cécile ha pubblicato altri sette dischi, conquistando una
tripletta di Grammy Award per il miglior disco di jazz vocale (nel 2016 con
For One to Love, nel
2018 per
Dreams and Daggers e ancora nel 2019 grazie a
The Window) e raggiungendo il primo
posto nel referendum dei critici di
DownBeat (nel 2014 con
WomanChild e poi grazie a
Dreams
and Daggers). Anche la Jazz Journalists Association non ha avuto dubbi, dichiarandola migliore
voce femminile dell’anno nel 2015 e 2022. Nel 2022 debutta su etichetta Nonesuch con l’album
Ghost Song, mentre la sua più recente uscita discografica è
Oh Snap (2025). Nella sua personale
visione della musica afroamericana, jazz, vaudeville, blues e folk sono strettamente
interconnessi. I temi affrontati nelle canzoni, spesso ripescate da repertori dimenticati, sono
‘forti’ e permettono alla sua voce di esibire tutta la sua intensità interpretativa, sostenuta da
un ampio registro il cui perfetto controllo rivela la formazione classica operistica. Il quartetto
con cui divide la scena da diversi anni, vede la presenza dell’eccezionale pianista di New
Orleans Sullivan Fortner, fresco vincitore del Grammy Award 2026 nella categoria miglior
album strumentale jazz.