EV 18 - GUIDO GUERZONI

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Sebbene sia stata ritenuta una tradizione esotica e selvaggia, introdotta in Europa nel secondo Settecento dopo i viaggi di Cook e Bougainville nel Pacifico, il tatuaggio è sempre stata una presenza ubiqua, comparsa agli albori della civiltà. Le sue radici europee sono profonde, e hanno attraversato le principali culture classiche (Egitto, Grecia e società etrusca e romana), per poi evolvere in forme devozionali in epoca medievale e moderna. Un percorso che nei Paesi mediterranei – e segnatamente in Italia – è continuato, sino alle ferme condanne dei primi antropologi, che hanno elaborato nel secondo Ottocento lo stigma sociale nei confronti del tatuaggio, ritenuto un indizio infallibile di devianza sociale. Eppure, soprattutto in Italia, sin dal tardo Quattrocento, esistono prove inconfutabili della presenza di tatuaggi devozionali, terapeutici, identitari e professionali, ben prima che Lombroso e i suoi allievi si scagliassero contro il Marchio di Caino. Parlarne oggi, in una nazione in cui, senza distinzioni di genere, un adulto su quattro è tatuato, significa condurre una riflessione sull’evoluzione dei concetti di corporeità, appartenenza e identità epiteliale.

Guido Guerzoni è il titolare del corso “Heritage, Museums and Digital Cultures” presso l’Università Bocconi di Milano, dove insegna dal 1994 ed è Amministratore Delegato di FORMULES, società di ricerca, consulenza strategica e produzione in campo culturale. Si occupa da trentacinque anni di storia del collezionismo e della cultura, è autore di numerose pubblicazioni in Italia e all’estero, collabora con Il Sole24ore, Il Giornale dell’Arte, AD, Repubblica e la Rai. Ha curato diverse mostre su tematiche d’età moderna, di cui alcune dedicate alla storia del tatuaggio.
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