Il corpo non è mai solo un dato biologico, è piuttosto una mappa dove si possono leggere le linee del potere, dell’economia e dello spazio che lo circonda. Il dialogo tra Staid e Bazzi, tra un antropologo e uno scrittore, vuole esplorare come la malattia e la vulnerabilità fisica si manifestino in situazioni di marginalità. Al centro vi è il corpo adolescente, il territorio della transizione per eccellenza, che nelle periferie geografiche ed esistenziali diviene il luogo dell’esclusione. Se l’antropologia analizza le strutture sociali che rendono alcuni corpi “più fragili” di altri – mostrando come la povertà possa diventare malattia – la narrativa trasforma la malattia in esperienza vissuta, dolore e resistenza. Bazzi e Staid provano a trasformare l’idea di fragilità: non più una colpa individuale, ma una dimensione collettiva, da condividere, politica. Un invito a guardare ai margini non come luoghi di assenza e solitudine, ma come spazi in cui i corpi fragili lottano per rivendicare il proprio diritto all’esistenza.
Jonathan Bazzi, scrittore e saggista, dopo gli studi artistici, si laurea in Filosofia con una tesi sulla teologia simbolica in Edith Stein. Questa formazione influenza profondamente la sua scrittura, che spesso esplora la tradizione letteraria femminile e le questioni di genere.
Andrea Staid è docente di Antropologia culturale e visuale alla NABA di Milano e allo IED di Torino. PhD all’Università di Granada. Collabora con diverse testate giornalistiche.