Quarantacinque anni dopo il terremoto dell’Irpinia, a dieci anni dall’uscita del fortunato romanzo La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin (vincitore dei premi Campiello Opera Prima, Fante Opera Prima, Cuneo Opera Prima, Selezione Bancarella e Selezione Premio Berto) Enrico Ianniello porta in scena la storia prodigiosa del piccolo Isidoro, bambino felice nell’Irpinia degli anni ’70.
Grazie alla dote specialissima che lo rende unico, quella capacità di urlafischiare che s’è ritrovato nella gola, Isidoro elabora insieme a Quirino Raggiola – il dolce papà sindacalista e poeta che si chiude in bagno per scrivere lettere d’amore – un fischiabolario necessario ad insegnare una nuova lingua agli ultimi, per difendersi da un mondo prepotente che vuole offenderli. Nutrito dall’intelligenza, la tenerezza e le magnifiche paste della mamma Stella di Mare, Isidoro va in giro per le fiere di paese dell’osso d’Italia nell’estate del 1980 e il miracolo sembra avverarsi, la rivoluzione fischiata di un’umanità libera e felice quasi prende corpo davanti a suoi occhietti da bambino. Arriverà addirittura un antropologo dalla Francia per fare la conoscenza di questo ragazzino fenomenale!
Purtroppo, però, quel terribile 23 novembre è alle porte. E con lui se ne andranno definitivamente l’infanzia e la voce del prodigioso Isidoro.