Il 14 agosto 2018 crolla a Genova il Ponte Morandi, la principale arteria del capoluogo ligure, scatenando un effetto domino che investe le persone e le cose. «Ho diciassette anni. Devo andare con mio padre in campagna. Piove a dirotto. Stiamo caricando i bagagli in macchina. Il suono di un tuono lontano ci fa sobbalzare. Una nuvola di polvere, in mezzo alle case, si alza dalla terra per andare ad abbracciare le sue sorelle. Rumore di sirene e antifurti. Il Ponte Morandi si è appena sgretolato. Squilla il telefono. Mia madre dall’altro lato urla. Pensa che si stia solo immaginando la mia voce e che io in realtà sia morto…».
Con queste parole il giovane Pietro Giannini, classe 2000, presenta il suo lavoro in memoria delle 43 vittime di quel drammatico crollo. Un toccante monologo nel quale si intrecciano ricordi personali, interviste, ricostruzione dei fatti, pezzi di una città travolta da quella tragedia ma in grado di affrontarla con la dignità, la coscienza e la forza tipica dei genovesi.
Figura emergente della scena italiana, attore e autore diplomatosi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, Giannini, da genovese che ha sentito sulla propria pelle l’eco di quella tragedia, sulla scena è unico testimone inerme, un Amleto moderno perseguitato dai fantasmi di chi non c’è più. In una bolla temporale definita dal vuoto, quest’unico superstite cerca di sfuggire al buio del dramma attraverso la testimonianza, qualunque essa sia.