Mi sono svegliato una mattina e il mondo non era più quello di prima.
Non c’è stato un colpo di Stato. Non c’è stata una rivoluzione. Nessun carro armato.
Nessun proclama. Solo nuove parole, nuove regole, nuovi sensi di colpa.
Cristian Calabrese racconta questo passaggio invisibile: da società imperfetta a utopia obbligatoria. Un mondo che vuole essere giusto, inclusivo, sicuro, corretto, sano… a qualsiasi costo. Anche a costo dell’essere umano.
Cristian Calabrese attraversa il presente come un osservatore scomodo e mette in discussione l’idea più pericolosa di tutte: che l’uomo sia naturalmente buono, solidale, altruista. Che basti educarlo, proteggerlo, guidarlo… e obbedirà felice.
Ma l’essere umano non ama la solidarietà. Ama il tornaconto. E dove non c’è un vantaggio, non c’è adesione.
Il nuovo mondo si regge sulla paura. Il benessere diventa una religione, la felicità un obbligo, la sicurezza una scusa, la correttezza un guinzaglio.
Loro vogliono il mondo perfetto: zero conflitti, zero frizioni, zero responsabilità. Niente guerre, niente dolore, niente colpa. Solo controllo. Solo adattamento. Solo accettazione.
Uno spettacolo satirico, oscuro e lucidissimo, per chi ha il sospetto che dietro il benessere a tutti i costi si nasconda la forma più raffinata di schiavitù mai creata.
Se ridi, è nervoso. Se ti senti a disagio, è voluto.
Se ti riconosci… significa che ci sei dentro…
E Loro Lo Sanno.