Ti ho sposato per allegria, la brillante commedia di Natalia Ginzburg, un testo che, con ironia e profondità, continua a interrogare il pubblico sulle dinamiche dell’amore e della vita di coppia. Come in quasi tutta la produzione dell’autrice, questa sua prima commedia scritta nel 1965, affronta temi eterni come l’amore, le relazioni, le madri, la morte, la diseguaglianza sociale. E ne parla quasi senza parlarne, raccontando storie in apparenza semplici e familiari con la lingua concreta di tutti i giorni.
Nel suo inconsueto articolarsi tra assenze e presenze,Ti ho sposato per allegria è una sorta di vertigine, di labirinto che conduce nello stesso punto dal quale si è partiti e da dove si riparte forse cercando un altro percorso. Chissà? Da qualche parte, prima o poi, si dovrà uscire. O forse no, proprio come in quella cosa che continuiamo a chiamare vita. Nessuno dei personaggi sembra mosso da empatia verso l’altro. Sembra tutto reggersi o crollare negli obblighi mal sopportati dei vincoli familiari e borghesi.