Calogero Di Spelta, marito tradito, con la sua mania per il controllo e la sua incapacità di
amare e fidarsi, diventa uno specchio delle sfide e delle difficoltà dell'uomo
contemporaneo
nell’ambito delle relazioni.
Un uomo mosso da un sentimento ossessivo, smarrito in un mondo che sembra
altrettanto
confuso, con la costante esigenza di aggrapparsi a certezze granitiche, a costo di
rinchiuderle simbolicamente in una scatola. Un luogo chiuso interpretato da Di Spelta
come
luogo sicuro, una seconda prigione come soluzione per la sua relazione, per
sconfiggere le
proprie paure, le proprie incertezze e le ossessioni che permeano la nostra società
moderna.
Dall’altro lato, Otto Marvuglia, mago e manipolatore, personaggio meno “dolce” in
scrittura di
quanto non lo sia in scena quando ammorbidito dall’interpretazione dallo stesso
Eduardo. Il
Marvuglia/illusione, il Marvuglia/realtà, il Marvuglia/impostore sono le facce sempre
diverse
ed interscambiabili che modificano il contesto e la percezione della realtà di Girolamo
Di
Spelta, ne consegue un continuo cortocircuito che confonde il piano dell’illusione con
quello
della realtà, destabilizzando i personaggi stessi e gli spettatori. Smarriti i personaggi,
smarriti
gli spettatori, smarriti gli uomini e le donne di oggi, smarriti nelle relazioni, smarriti
nel
continuo fondersi del vero e del falso. Cosa è vero? Cosa è falso?