Un sottomarino militare. Centinaia di metri sotto la superficie. Due sottoufficiali della marina, Jonas e Mark condividono uno spazio ristretto da tre mesi. Sanno come far funzionare una macchina, come tenere il silenzio, come eseguire un ordine. Sanno tutto tranne come ignorare quello che sta succedendo tra loro. Sommersi si costruisce sul vocabolario e sulle convenzioni degli MM romance, la fiction romantica con protagonisti maschili che negli ultimi vent'anni ha sviluppato un pubblico globale e una grammatica narrativa precisa: tensione trattenuta, prossimità fisica forzata, ostacolo alla dichiarazione, risoluzione emotiva. Il testo conosce queste regole. Le usa. E poi le disattende. Sommersi è una storia d'amore raccontata nel linguaggio di chi non sa come raccontare storie d'amore. Un testo che prende in prestito la struttura emotiva del romance per portarla dove il romance di solito non arriva, nel territorio dell'inesprimibile, di quello che resta sommerso. L'amore tra uomini, spesso a teatro, passa esclusivamente attraverso il conflitto tra i corpi, si riduce ad uno scontro di sopraffazione maschile oppure di provocazione sessuale pensando, forse, che l'espressione del sentimento riveli troppa debolezza. In questa storia ho provato a raccontare una mascolinità trattenuta, visto anche il luogo, che cerca una via di comunicazione attraverso uno sguardo, un tono di voce, attraverso un percorso psicologico che porti all'accettazione dell'altro, un maschile accogliente. Qui le solitudini si sfiorano, ma non si trattengono