Un maestro della scena come
Theodoros Terzopoulos sceglie ancora una volta
Le Baccanti e dichiara che il viaggio di Dioniso segue lo stesso destino dell’arte del teatro, “un viaggio infinito percorso da persone in fuga”. Per il regista greco Dioniso rappresenta infatti l’archetipo del rifugiato che, partito da Tmolos tremila anni fa, ha attraversato il Medio Oriente in guerra per approdare infine sulle coste di Creta o di Lampedusa. Ma è anche il medium per un viaggio nel paesaggio intricato della memoria, “una ricerca delle chiavi perdute dell’unità fra il corpo e il linguaggio”, come diceva molto bene Heiner Müller.