Shauba, migrante africana, annega presso le coste dell’isola di Lampedusa. È partita alla volta d’Europa sostenuta dal sogno dell’amata zia Mahama che vuole i figli dell’Africa liberi dal ricatto della bontà del capitalismo con cui un giorno si mangia ed un altro no.
La carretta del mare perde l’equilibrio quando nello spazio intasato dalla presenza di settecento clandestini, il vecchio e il giovane scafista si contendono il corpo di Shauba causando il naufragio.
Shauba ha con sé un paio di occhiali da sole, unico bagaglio da viaggio, donatole da Mahama, per avvistare più chiaramente la meta durante la traversata.
Nella discesa agli abissi gli occhiali diventano l’unico appiglio, un improbabile salvagente, che le concede però un lento tempo di discesa. Il tempo della discesa coincide con il tempo della scrittura.
Si compie così un’odissea sott’acqua, fatta di memorie personali, di convivenza con i pesci, esperienze fisiche straordinarie, fino al fondo, spiaggia sottosopra, la “Lampedusa Beach” tanto sognata.