1 maggio © pixabay.com
Magazine, 27/04/2026.
Mai quanto in questo ultimo periodo il Primo Maggio, la Festa dei Lavoratori, assume un significato importante. Più di un significato, in realtà, viste le rivoluzioni culturali, sociali ed economiche che stanno cambiando il mondo di percepire uno dei fondamenti della società, appunto il lavoro.
Il lavoro nobilità l'Uomo (vecchio modo di dire che escludeva a prescindere le donne, ponendo le basi di un gender gap che solo negli anni Venti del Ventunesimo secolo sembra aver trovato terreno fertile, almeno per essere discusso), l'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro: sono solo due delle innumerevoli espressioni che sono ormai entrate nel Dna delle persone, talmente inflazionate da risultare quasi ormai svuotate del loro significato.
Nell'ultimo decennio, il mondo ha affrontato una pandemia, lo smart working - prima osannato, ora quasi condannato - il fenomeno massivo delle Grandi Dimissioni, in cui le persone decidevano di cambiare vita, dopo epifanie post Covid che avevano rivelato la caducità della vita e che avevano spinto a ricercare un equilibrio lavoro-vita privata più saldo, il fenomeno opposto, senza un nome ben preciso, ma che ha visto un ritorno al posto fisso (più o meno), viste le difficoltà di un'economia sempre più scricchiolante.
Alla luce di tutto questo, com'è nata quindi la Festa dei Lavoratori? Partiamo dal luogo di questa nascita, gli Stati Uniti, società che non si associa immediatamente ai sindacati, concetto forse più europeo. Tuttavia i trade union ebbero nella storia americana una grande importanza, anche dal punto di vista sociale: basti pensare che la fondazione della Brotherhood of Sleeping Car Porters nel 1925 a New York non segnò solo la nascita di un sindacato, ma del primo sindacato a maggioranza afro americana.
A cent'anni di distanza questo può non sembrare fondamentale, in una società contemporanea che - seppur con milioni di difficoltà - fa sempre meno caso all'etnia, ma nel 1925, quando la segrerazione era ancora un fatto quotidiano, rappresentava una vera e propria rivoluzione.
Spostandoci a Chicago e tornando indietro nel tempo fino al 1866, ecco un'altra pietra miliare della storia del Lavoro (con la L maiuscola): la richiesta di una giornata lavorativa di otto ore e non oltre, fu finalmente accettata e divenne legge nell'Illinois.
Le organizzazioni sindacali a quel punto pretendevano che la norma fosse estesa a tutto il Paese e proprio il quattro maggio del 1866 è la data del grande Sciopero di piazza Haymarket, che purtroppo vide anche violenti scontri tra i lavoratori scesi a manifestare e le forse dell'ordine.
Molto più tardi, quasi agli albori del Ventesimo secolo, a Parigi, altra culla delle lotte per i Diritti Umani dai tempi della Rivoluzione Francese, si decise di dedicare il primo maggio alla memoria delle vittime degli scontri di Chicago. Si può quindi dire che proprio nella capitale francese nel 1890, durante la Seconda Internazionale dei partiti socialisti e laburisti, naque il seme del Primo Maggio per come lo conosciamo oggi.
Dai concertoni alle manifestazioni, dai cortei agli incontri in piazza, tutto si basa su uno stesso fondamento: il diritto al lavoro, ma anche alla dignità del lavoro, per far sì che nobiliti Uomini e Donne di tutto il mondo nel senso più intrinseco e profondo del termine.
Di P.P