Energia
Magazine, 27/02/2026.
Chi paga le bollette di luce e gas in Italia sa bene che negli ultimi due anni è cambiato quasi tutto, dai contratti alle regole, dai fornitori ai prezzi.
Il passaggio dalla tutela statale al mercato libero ha ridisegnato il rapporto tra consumatori e operatori energetici, lasciando milioni di famiglie davanti a scelte che fino a poco tempo fa non esistevano nemmeno.
Capire cosa è successo e quali strumenti sono disponibili oggi non è più una questione da addetti ai lavori, ma una competenza pratica che può fare la differenza in bolletta.
Per decenni il sistema energetico italiano ha funzionato con una logica tutto sommato semplice: lo Stato fissava le tariffe, il consumatore pagava e non doveva preoccuparsi di confrontare offerte o leggere clausole contrattuali. Quel modello ha iniziato a sgretolarsi con il Decreto Bersani del 1999, che ha avviato la liberalizzazione del mercato elettrico e ha portato nel 2004 alla nascita della Borsa elettrica italiana (IPEX), con il Prezzo Unico Nazionale come riferimento per gli scambi all'ingrosso.
La vera svolta, però, è arrivata tra il 2024 e il 2025. Dal 1° gennaio 2024 i clienti domestici non vulnerabili del gas hanno perso il servizio di tutela. Sei mesi dopo, a luglio 2024, è toccato all'energia elettrica: la Maggior Tutela è stata sostituita dal Servizio a Tutele Graduali, una sorta di paracadute temporaneo per accompagnare la transizione. E dal 1° gennaio 2025 il Mercato del Giorno Prima è diventato puramente zonale, mandando definitivamente in pensione il PUN come riferimento unico nazionale.
I numeri fotografano bene l'entità del cambiamento. Secondo il Rapporto ARERA 2025, il mercato libero rappresenta ormai il 92,6% dei volumi complessivi e il 78,2% dei punti di prelievo. Nel 2024 erano attivi 741 fornitori di energia elettrica, ma il trend è di progressiva concentrazione: i piccoli operatori faticano a sopravvivere in un contesto di margini ridotti e volatilità elevata, lasciando spazio ai grandi gruppi.
Per le famiglie italiane tutto questo significa una cosa molto concreta: per la prima volta nella storia, non esiste più un regime amministrato che faccia da scudo. La responsabilità di scegliere il fornitore, confrontare le condizioni contrattuali e decidere tra tariffa fissa o indicizzata ricade interamente sul consumatore. All'interno di questo scenario in continua trasformazione, le offerte luce e gas a prezzo fisso vengono spesso considerate da chi cerca una maggiore stabilità rispetto alle oscillazioni del mercato.
Se ti sei mai chiesto perché la tua bolletta sembra sempre più pesante rispetto a quella di un tedesco o di uno spagnolo, la risposta sta in un dato strutturale che il 2025 ha reso ancora più evidente. Il PUN medio italiano nel 2024 si è attestato a 108,5 €/MWh. Nello stesso periodo, la Francia ha registrato 58 €/MWh, la Spagna 63 €/MWh e la Germania 78,5 €/MWh.
Nel primo semestre 2025 la situazione non è migliorata: la media sulla Borsa italiana ha toccato circa 120 €/MWh, mentre Germania, Spagna e Francia restavano ben al di sotto, rispettivamente a 91, 62 e 67 €/MWh. Il secondo semestre ha portato una relativa stabilizzazione intorno a 0,11 €/kWh, ma la tregua è durata poco. A gennaio 2026 il prezzo all'ingrosso è risalito oltre 0,13 €/kWh, segnando un rialzo di quasi il 20% in poche settimane.
Le ragioni di questo divario sono diverse, e quasi tutte legate alla dipendenza italiana dal gas naturale per la produzione di energia elettrica. A differenza della Francia, che può contare sul nucleare, o della Spagna, dove le rinnovabili pesano di più nel mix energetico, l'Italia genera ancora una quota significativa della propria elettricità bruciando gas. Questo significa che ogni volta che il prezzo del gas sale sui mercati internazionali, la bolletta elettrica italiana ne risente in modo diretto e amplificato.
Le tensioni geopolitiche fanno il resto. Le sanzioni contro la Russia, l'instabilità in Medio Oriente e la fine dei contratti di transito del gas attraverso l'Ucraina hanno reso il mercato europeo del gas strutturalmente più esposto alle oscillazioni. A questo si aggiunge la crescente dipendenza dal GNL (Gas Naturale Liquefatto), trasportato via nave: un meccanismo che lega i prezzi europei alla domanda globale, compresa quella di mercati lontani come il Giappone.
Non va dimenticato il peso dei costi legati alla CO2 (i permessi di emissione sono in costante aumento), la reintroduzione di tasse e oneri di sistema dopo la fase emergenziale e l'incremento dei costi di rete necessari per adeguare le infrastrutture alla crescita delle rinnovabili. La volatilità, insomma, non è più un'eccezione ma una caratteristica permanente del mercato energetico italiano.
Parlando di energia in Italia si finisce spesso in un paradosso. Da un lato il paese investe nelle rinnovabili, installa pannelli solari e inaugura parchi eolici. Dall'altro, il prezzo dell'elettricità resta tra i più alti d'Europa perché nella formazione del costo all'ingrosso è ancora il gas a dettare legge.
I dati del 2025 confermano questa contraddizione. Secondo i report di Terna, la domanda elettrica è rimasta sostanzialmente stabile a 311,3 TWh, mentre le fonti rinnovabili hanno coperto circa 128 TWh, pari al 41,1% del fabbisogno nazionale. Un risultato importante, ma in leggero calo rispetto al 42% del 2024 e soprattutto lontano dall'obiettivo fissato dal Pniec (Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima), che per il 2025 prevedeva una quota FER del 47,4%.
Il fotovoltaico continua a crescere e, insieme all'eolico, vale ormai oltre un quinto dei consumi elettrici italiani. Tuttavia la produzione idroelettrica ha subìto un calo significativo (-20% nel primo semestre 2025) a causa di condizioni climatiche sfavorevoli, e anche l'eolico ha registrato flessioni. Il risultato è che i consumi di gas naturale sono aumentati del 6% nel primo semestre, trainati dalla maggiore domanda del settore termoelettrico (+19%).
C'è un dato che colpisce più di altri. Le emissioni di CO2 sono tornate a salire (+1,3% nel primo semestre 2025), invertendo un trend positivo che durava da due anni e mezzo. L'indice ENEA ISPRED, che misura sicurezza energetica, prezzi e decarbonizzazione, è sceso al minimo della serie storica, certificando che la transizione energetica italiana sta attraversando una fase di evidente rallentamento.
Sul fronte delle infrastrutture, una novità rilevante riguarda il rigassificatore di Ravenna, entrato in funzione nel 2025. Negli ultimi mesi dell'anno le importazioni di GNL hanno superato il gas algerino, diventando la prima fonte di approvvigionamento del paese. Un passaggio che rafforza la sicurezza energetica ma che, come accennato, espone l'Italia alla volatilità del mercato globale del gas liquefatto.
Arrivato a questo punto, la domanda più naturale è: cosa può fare concretamente chi vuole proteggersi dai rincari e gestire meglio la spesa energetica? La buona notizia è che gli strumenti non mancano, a patto di conoscerli e usarli con un minimo di strategia.
La prima scelta da fare riguarda il tipo di tariffa. Le offerte a prezzo fisso bloccano il costo del kWh per un periodo stabilito (di solito 12 o 24 mesi), offrendo prevedibilità anche quando il mercato all'ingrosso sale. A inizio 2026 alcune offerte fisse si trovano ancora sotto 0,10 €/kWh, un livello decisamente competitivo considerando il rialzo del PUN. Le tariffe indicizzate, al contrario, seguono l'andamento del mercato: possono risultare convenienti nelle fasi di calo, ma espongono il consumatore ai rialzi improvvisi. Per chi ha abitudini di consumo regolari, le tariffe biorarie rappresentano un'ulteriore opzione, permettendo di risparmiare concentrando l'uso degli elettrodomestici nelle fasce orarie meno costose.
Sul versante dell'efficienza energetica, gli interventi strutturali restano la strategia più efficace nel medio-lungo termine. L'installazione di pompe di calore garantisce risparmi stimati tra il 40% e il 65% rispetto alle caldaie tradizionali a gas, mentre interventi come l'isolamento termico e la sostituzione degli infissi possono ridurre i consumi fino al 50%. Il fotovoltaico domestico permette di abbattere i prelievi dalla rete fino al 75%, trasformando il consumatore da soggetto passivo a produttore di energia.
Per orientarsi tra le offerte, ARERA mette a disposizione il Portale Offerte, accessibile con SPID e CIE, che consente di confrontare in modo trasparente le proposte dei vari fornitori. Dal 1° luglio 2025 è inoltre entrata in vigore la bolletta 2.0, pensata per rendere le fatture più leggibili e comprensibili, un passo avanti non trascurabile per chi fino a ieri faticava a decifrare le voci di spesa.
Infine, vale la pena ricordare i sostegni economici attivi nel 2026. Il bonus luce e gas è disponibile per i nuclei con ISEE fino a 9.530 euro (soglia che sale a 20.000 euro per le famiglie con almeno quattro figli a carico). Il bonus per disagio fisico, destinato a chi utilizza apparecchiature elettromedicali salvavita, prevede sconti fino a 543,85 euro senza requisiti ISEE. È previsto anche un contributo straordinario di 200 euro sulle forniture di energia elettrica per i clienti con ISEE fino a 25.000 euro.