CANNE AL VENTO + AMERICAN BLUES | 05/06/2026, 1 €uro Festival 2026

Un evento imperdibile a Cagliari
venerdì05giugno2026

TEATRO DELLE SALINE Cerca sulla mappa
Venerdì05Giugno2026

Venerdì, 5 Giugno 2026 alle ore 20:30
Akròama - CANNE AL VENTO: UN POPOLO CHE SI PIEGA, MA NON SI SPEZZA
da Grazia Deledda / regia e adattamento Simeone Latini

“Se tuo figlio scrive versi, correggilo e mandalo per la strada dei monti. Se lo trovi nella poesia la seconda volta, puniscilo ancora. Se fa per la terza volta, lascialo in pace, perché è un poeta”.

Dalle parole di Grazia Deledda, al conferimento del Nobel nel 1926, prende l’abbrivio questo viaggio nella sua poetica e nel suo tempo, dove l’umanità tutta è mossa verso un destino già segnato, come canne al vento, mostrando tutta la fragilità che ci pervade.
Le parole della scrittrice di Nuoro si fondono sul palco con musica e suoni, riportando a un periodo cardine della vita sociale della Sardegna, soffermandosi, da una parte, sulla staticità delle antiche usanze di paese, e dall’altra rilevandone il rapido sviluppo industriale e tecnologico.
Le vicende della famiglia Pintor sono solo il punto di partenza, per muoversi poi verso tutti i personaggi deleddiani nel loro complesso, capaci di mostrare la forza delle figure femminili e la rivalsa verso un mondo avverso, nel quale la stessa Grazia si erge a esempio di capacità e determinazione.
“Nelle parole della Deledda fluisce un’energia insolita, che induce nel lettore un nuovo desiderio di natura e autenticità. Desiderio più comprensibile oggi di quanto non lo fosse allora, quando i problemi dei costi sociali e umani, gli oneri dei rischi ambientali del progresso e della modernità non erano venuti in primo piano” (D.H. Lawrence).

Venerdì, 5 Giugno 2026 alle ore 21:00
CTB Companhia de Teatro de Braga - AMERICAN BLUES
di Tennessee Williams / drammaturgia e regia Lelio Lecis

Chi non conosce New Orleans? La città dove, nelle case malfamate di Basin Street, nacque il jazz; dove musicisti neri, celebri quanto campioni di baseball, intossicati di fumo e di vita, soffiavano nelle trombe e nei sax spasimi congestionati, strappando alle note un rantolo di esistenze bruciate. Una città dove si linciavano immigrati europei, filibustieri e avventurieri, e tutto attorno stendeva le sue acque fangose il delta del Mississippi. Pittoresca, certo. Ma questo pittoresco non è ciò che interessa Tennessee Williams.
Il suo sguardo, limpido e febbrile, si posa sul Middle West, sulla linea mobile del confine, sul Sud profondo, sui porti dove si sfiorano e scontrano civiltà e razze. I personaggi, e ancor più spesso le protagoniste, di Williams sono creature costrette a compensare le crudeli insufficienze della realtà con un ricorso disperato all’immaginazione. L’illusione, e dunque la follia, nasce negli insoddisfatti, nei disillusi, in coloro a cui la vita ha sottratto l’unico bene necessario; e, spezzando l’equilibrio morale, genera una tensione nuova, istintiva, animale, febbrile.
La poetica di Williams cerca di riprodurre, e quando può di rivelare, la verità misteriosa delle cose, evocandola con una minuzia allusiva che ricorda Čechov, fatta di dettagli, di contrappunti, di piccole incrinature emotive. Sono storie di periferia, non di metropoli. Storie marginali di una società perduta, dove la fragilità umana vibra più scoperta.
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