Giovedì, 7 Maggio 2026 alle ore 20:30
Akròama - CANNE AL VENTO: UN POPOLO CHE SI PIEGA, MA NON SI SPEZZA
da Grazia Deledda / regia e adattamento Simeone Latini
“Se tuo figlio scrive versi, correggilo e mandalo per la strada dei monti. Se lo trovi nella poesia la seconda volta, puniscilo ancora. Se fa per la terza volta, lascialo in pace, perché è un poeta”.
Dalle parole di Grazia Deledda, al conferimento del Nobel nel 1926, prende l’abbrivio questo viaggio nella sua poetica e nel suo tempo, dove l’umanità tutta è mossa verso un destino già segnato, come canne al vento, mostrando tutta la fragilità che ci pervade.
Le parole della scrittrice di Nuoro si fondono sul palco con musica e suoni, riportando a un periodo cardine della vita sociale della Sardegna, soffermandosi, da una parte, sulla staticità delle antiche usanze di paese, e dall’altra rilevandone il rapido sviluppo industriale e tecnologico.
Le vicende della famiglia Pintor sono solo il punto di partenza, per muoversi poi verso tutti i personaggi deleddiani nel loro complesso, capaci di mostrare la forza delle figure femminili e la rivalsa verso un mondo avverso, nel quale la stessa Grazia si erge a esempio di capacità e determinazione.
“Nelle parole della Deledda fluisce un’energia insolita, che induce nel lettore un nuovo desiderio di natura e autenticità. Desiderio più comprensibile oggi di quanto non lo fosse allora, quando i problemi dei costi sociali e umani, gli oneri dei rischi ambientali del progresso e della modernità non erano venuti in primo piano” (D.H. Lawrence).
Giovedì, 7 Maggio 2026 alle ore 21:00
Teatro del Segno - Il Sistema Periodico
Tratto dagli scritti e dalle interviste di Primo Levi / Scritto, diretto e interpretato da Stefano Ledda
Lo spettacolo è un viaggio nei labirinti della mente e del cuore umano tra scenografie essenziali ed evocative risuona il racconto di una vita, tra le (dis)avventure e gli esperimenti di un giovane chimico e la tragedia terribile della Shoah. Sulla falsariga dei racconti, in cui gli elementi della Tavola di Mendeleev si legano, di volta in volta, per libere associazioni, a trame fantastiche e a momenti emblematici della biografia di Primo Levi, Il monologo tratto dalle parole di una delle coscienze più lucide del Novecento è un “flusso di coscienza”, che restituisce la voce dell'uomo, dell’intellettuale, del poeta e dello scrittore.
«Una figura esemplare, che partendo dalla concretezza del mestiere di chimico, riflette, si educa, e in qualche modo ci educa, a ricomprendere le cose e gli uomini, a prendere posizione, lontani dalla “grigia innocenza” a misurarci, a ritrovare un nostro esistere meno disumano, e riscoprire l’esigenza di testimoniare a favore della scintilla fondamentale della ragione e della imprescindibile difesa della dignità di ciascuno».
Nello spettacolo si ritrovano in “Idrogeno”, i germi della vocazione di scienziato - «saremo stati chimici» - e tracce della genealogia familiare in “Argon”, mentre dalla preparazione del solfato di “Zinco” deriva «l'elogio all'impurezza», e “Cerio” descrive una profonda amicizia nata nell'orrore e nel gelo del lager, poi l'invenzione di “Carbonio”, sulle successive trasformazioni e trasmigrazioni di un atomo, dal regno della natura fin nella mente umana. Infine la poesia, con “Le pratiche inevase”, sintesi estrema di un'esistenza, tra sogni dimenticati e progetti in sospeso.