Maria Callas. Pochissimi altri nomi sono altrettanto evocativi nella storia del teatro musicale, e forse nessun’altra interprete possiede una carica simbolica altrettanto potente, in grado di rappresentare l’essenza dell’arte lirica. Questo spettacolo celebra a tutto tondo la figura di Maria Callas, e ne disseziona l'enigmatica dualità attraverso un dispositivo scenico e sonoro di rara ingegneria. Il fulcro dell'evento è infatti un audace esperimento/artificio acustico: grazie a una sofisticata tecnica di isolamento e re-ingegnerizzazione, la voce inimitabile del soprano – quel timbro irripetibile che ha creato uno spartiacque nella storia dell'opera – torna sul palcoscenico, perfettamente sincronizzata con l'esecuzione dal vivo del trio strumentale ad opera dell’Ensemble
Musica Civica con
Dino De Palma al violino,
Luciano Tarantino al violoncello e
Donato Della Vista al pianoforte. Ecco che il ben noto playback qui assume i connotati di una “resurrezione vocale”, che restituisce pienamente la vertigine del suo virtuosismo canoro in una prospettiva d'ascolto ricca di fascino e inedita.
A fare da contrappunto al mito sonoro è Bruno, il fedele maggiordomo, interpretato da Giampiero Mancini. Bruno…unico e insostituibile testimone oculare della vita privata della Divina, preso a servizio nel 1953 a Casa Meneghini, quando Maria aveva trent'anni e l'aspetto di una “dea greca”, uomo che ha rinunciato a una vita propria per servire, assistere e proteggere l'artista. È l'archivista silenzioso che ha visto la severità della disciplina artistica scontrarsi con una fragilità umana incombente. Lo spettacolo svela il dietro le quinte del mito. In questo viaggio a ritroso nei soli 54 anni di vita della Callas, la riproposizione delle arie più iconiche diventa la colonna sonora di segreti, amori e sacrifici, fornendo uno sguardo privilegiato sulla donna oltre la leggenda.