Partendo dalla cronaca degli anni Ottanta e dalle bombe del ‘92, intorno alla quale costruisce una coinvolgente intelaiatura biografica, Davide Enia traccia «un autoritratto intimo e collettivo» di una comunità, quella siciliana, costretta a convivere con la continua epifanìa del male: i cadaveri incontrati per strada, le persone conosciute uccise dalla mafia, le bombe in città.