In occasione del CENTENARIO DELLA MORTE di Eduardo Scarpetta (29 novembre 1925)
Scritta nel 1908, questa spassosa commedia di Scarpetta racconta la disavventura di Don Felice Sciosciammocca, ricco proprietario terriero – ignorante, ingenuo e provinciale – che da anni finanzia gli studi di suo nipote Ciccillo, convinto che il ragazzo si sia laureato in medicina e diriga un prestigioso manicomio. Peccato che Ciccillo, invece di studiare, abbia speso tutto in divertimenti e gioco d’azzardo. In questa nuova versione la vicenda si sposta di qualche decennio più avanti: siamo fra la fine degli anni Settanta ed è appena entrata in vigore la Legge Basaglia, che abolisce i manicomi. Sciosciammocca, arrivato a Napoli forse per la prima volta, si ritrova in una città in fermento e piena di contraddizioni, dove non riesce più a distinguere chi è veramente sano e chi no. La sua stessa identità comincia a vacillare: se il vero matto fosse proprio lui? Trasportare Il medico dei pazzi nella Napoli degli anni Settanta permette di giocare con un’estetica esuberante e iconica: basettoni, pantaloni a zampa e una colonna sonora senza tempo. Nel divertimento emerge però una riflessione più profonda: se tutti possono essere scambiati per qualcun altro, chi siamo davvero?