“Quando si legge un romanzo come Uno, nessuno e centomila o si resta affascinati dai concetti in esso espressi o ci si spaventa per quanto vicini quei concetti siano alle proprie convinzioni. Soprattutto quando hai diciassette anni. Questo l’orro¬re che provai all’epoca, insieme ad uno slancio euforico che mi portò a scrivere immediatamente un soggetto teatrale di questo racconto. Già altre versioni sono state portate in scena, tutte originali a loro modo ma con un punto in comune: una drammaturgia ibrida composta da monologo e innesti di dialoghi. Nel romanzo, il protagonista-narratore onnisciente racconta la sua storia passata e in teatro è stata sempre riproposta la stessa soluzione narrativa. Sarà stata, forse, la mia tenera età a farmi pensare a quanto sarebbe stato divertente mettere in scena lo stato d’animo e l’evoluzione psicologica di Vitangelo nei giorni compresi tra la scoperta del naso che pende e la sentenza in tribunale. In questa messinscena, quindi, tutti i momenti salienti del percorso di Vitangelo e degli altri personag¬gi saranno presentati tenendo conto – in buona parte – dei principi aristotelici di tempo, spazio e azione.” Domenico Pinelli