A partire dagli ultimi anni del Settecento Parigi divenne un’autentica capitale degli strumenti a fiato, soprattutto grazie alla Rivoluzione, che li proiettò nello spazio pubblico in occasione delle feste nazionali. Le classi del Conservatorio, le orchestre teatrali e operistiche e i concerti pubblici conferirono a flauto, oboe, corno e fagotto un prestigio rinnovato. François Devienne incarna questa scuola francese animata da un nuovo slancio, virtuosistico e cantabile al tempo stesso. Beethoven e Louis-Emmanuel Jadin ne prolungano lo spirito concertante in forme più intime. Con Juliette Hurel, Mathieu Lussier e Hélène Couvert, il dialogo strumentale respira qui al ritmo di una capitale nella quale i fiati avevano pieno diritto di parola.